Beni Culturali Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico per il Polo Museale della città di Roma

Decorazione a grottesche

Decorazione a grottesche - particolare (Cagliostra) 

Questo particolare gusto decorativo, che nel corso del Rinascimento diviene uno stile pittorico autonomo, ha antiche origini e si ispira agli ornamenti dipinti o a rilievo in voga negli edifici dell'antica Roma.
Consiste in una combinazione di figure di vario tipo, solitamente di piccole dimensioni e realizzate a stucco o ad affresco, in punta di pennello e su un fondo neutro: mascheroni, genietti, forme vegetali complesse, umane, animali o mostruose, spesso promiscue si alternano a scenette mitologiche e a paesaggi inclusi in bizzarre architetture dipinte o inseriti tra fantasiosi elementi di cornice.
Già Vitruvio (De Architectura, libro VII) e Plinio (Naturalis Historia, XXXV) ne parlano, non sempre in modo positivo, come di un metodo per arricchire le abitazioni con elementi di svago: se ne conservano rilevanti esempi provenienti dalla Casa di Livia a Prima Porta (I sec. a.C.) e a Pompei, nella casa del Fauno (II sec. a. C.), nella Villa dei Misteri (I sec. a.C.), nella Casa dei Vetii (63-79 d.C.). A Roma, nel corso del XVI secolo, erano ancora parzialmente visibili le decorazioni a stucco con motivi ornamentali che caratterizzavano i sottarchi del colosseo, riprodotti da Luzio Romano in numerosi disegni. Ma è soprattutto la scoperta avvenuta a Roma nel 1480 di antichi ambienti interrati, da allora noti come "Grotte", della Domus Aurea di Nerone (I sec. d.C.) presso il colle Esquilino a dare nuova ispirazione ai pittori, scultori e architetti del Quattro e Cinquecento. Fermi sostenitori degli ideali umanistici, questi consideravano l'antichità classica e romana come un periodo aureo per tutte le espressioni artistiche ed intellettuali. L'acquisizione di questa cultura archeologica diverrà ben presto una formazione obbligatoria, a partire dalle prime incursioni effettuate da Filippo Brunelleschi e da Donatello nelle "Grotte" (da cui Benvenuto Cellini conia il termine "grottesca" nella sua autobiografia), per giungere nel secolo successivo a Raffaello e ai suoi seguaci: Giovanni da Udine, Giovan Francesco Penni, Giulio Romano, Perin del Vaga, Polidoro da Caravaggio; artisti il cui esempio sarà seguito da innumerevoli colleghi. L'esito di questo revival si può ammirare nella Loggetta e nella Stufetta del Cardinale Bibbiena nel Palazzo Vaticano (1516-17), nelle Logge Vaticane (1517-19), in Villa Madama (1520-24) e, più tardi, negli appartamenti papali in Castel Sant'Angelo (1543-37).
La fortuna delle grottesche era destinata a durare: i fratelli Taddeo e Federico Zuccari, attivi nella seconda metà del XVI secolo, decorano per i Farnese il palazzo di Caprarola, operando assieme a specialisti del genere italiani e stranieri. Alla metà del XVIII secolo, con la scoperta di Ercolano e di Pompei, si assiste a una rinnovata diffusione di questo stile esuberante, che coinvolgerà anche le arti applicate. 

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pagina creata il 31/07/2012, ultima modifica 24/06/2015